MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
L MAST
Labics
Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 
L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.
Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.
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MAST

Labics

Con il MAST lo studio romano Labics realizza un centro polifunzionale per l’azienda bolognese GD. L’edificio comprende tutta una serie di spazi che emergono singolarmente nelle volumetrie ma trovano una loro unitarietà nella visione complessiva. Il progetto media tra lo spazio pubblico della città, aprendosi ad esso con le sue rampe, e lo spazio più rigido del campus della GD. 

L’intera spazialità è strutturata secondo un’idea di continuità degli ambienti in modo di favorire i flussi di persone che si incontrano in un edificio così singolare dove l’innovazione e la sperimentazione sono concetti basilari sia per l’architettura che per le funzioni contenute al suo interno. Il MAST è un coraggioso esempio di un’azienda che ha saputo investire non solo economicamente ma tenendo conto anche di tutta una serie di valori legati alla società e all’arte.

Per quanto riguarda le soluzioni di dettaglio particolare attenzione è stata dedicata al rivestimento delle pareti, costituito da una doppia pelle di vetro che caratterizza fortemente i volumi.

L

MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
L MICRO HUTONG
Standardarchitecture
Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.
La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.
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MICRO HUTONG

Standardarchitecture

Il progetto si pone di creare un’abitazione recuperando una casa a corte inserita all’interno del quartiere Dashilar di Pechino, caratterizzato dal modello insediativo degli hutong. Con questo termine ci si riferisce alla strada che collega tutte le siheyuan, le case a corte, ma è anche diventato sinonimo del quartiere.

La facciata è stata progettata in una composizione di materiali di riutilizzo, dove solamente una scatola di metallo suggerisce un “anomalo” ingresso. Superati l’entrata ci si trova in un’area a carattere semipubblico delimitata da una colonna preesistente. Oltre c’è la corte nella quale si articolano i volumi in legno, contraddistinti da grandi aperture in vetro che permettono il contatto con il patio centrale in un rapporto che si moltiplica nelle diverse posizioni e altezze. La corte diventa il luogo dove si manifesta la nuova architettura che, posandosi sulla vecchia, ci da modo di riflettere di come si possibile rigenerare degli spazi così antichi in maniera intelligente.

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MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

L

MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

L

MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

L

MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

L

MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

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MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

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MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT
Massimiliano e Doriana Fuksas
L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.
ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.
Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

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MANTA RAY IN THE WIND/SHENZHEN AIRPORT

Massimiliano e Doriana Fuksas

L’aeroporto disegnato da Massimiliano e Doriana Fuksas evoca con le sue forme una manta che modellata dal vento cambia forma continuamente. Come un grande animale emerso dal mare si anima di un respiro fluido che lo pervade, in un continuo impeto che lo porta quasi a distaccarsi dal suolo e prendere il volo come gli aerei dei quali mima il gesto formale e concettuale. Questa continua mutazione caratterizza anche il profilo superiore del rivestimento, che con il suo variare nelle quote altimetriche richiama il paesaggio circostante.

ll rivestimento, sviluppato dai progettisti prendendo spunto da una carta forata ricevuta in regalo da un conoscente (come è stato rivelato dagli autori stessi), è costituito da una doppia membrana che fa filtrare la luce naturale e vibrare lo spazio.

Il progetto si sviluppa secondo un asse longitudinale seguendo i concetti di movimento e pausa, dividendo i vari percorsi che si ricongiungono verticalmente nell’atrio centrale a tripla altezza, punto focale dell’interno progetto.

L

VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

L VILLA A NANJING
Mansilla + Tunon
Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

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VILLA A NANJING

Mansilla + Tunon

Nella villa di Nanjing la forma nasce come da un respiro d’aria, un movimento che contrae e dilata gli ambienti, che nel suo dispiegarsi riesce a creare uno spazio fluido nel quale si moltiplicano le viste sulla valle. Le linee sinuose che generano la pianta sono modellate dalle curve delle colline adiacenti, sottolineando come il progetto sia intriso dell’elemento naturale. La facciata è costituita da un doppio involucro, all’esterno un rivestimento in aste di bambù filtra la luce creando una membrana mentre all’interno è situata la parete vetrata continua. Tra questi due allineamenti si crea uno spazio labile, dove il confine si perde e l’architettura acquisisce un carattere non definito, in bilico tra dentro e fuori. Quest’opera riesce ad esprimere il concetto del respiro, traducendolo in gesto materiale.

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IL PRESAGIO
Lorenzo Viani (1882-1936)

Chi eri veramente Lorenzo? Cosa c’è dietro lo sguardo vitreo dei tuoi personaggi, che come fantasmi ci appaiono nei tuoi quadri?
La loro esistenza è intrisa di uno stato di angoscia e disperazione che si manifesta come un turbamento profondo, un presagio nefasto che si nasconde al dl sotto della superficie . Ci sarà mai per loro una speranza di redenzione? E per te c’è stata? L’hai raggiunta, prima che che anche tu fossi catturato in quella tela nella quale appari così malinconico e afflitto?

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IL PRESAGIO
Lorenzo Viani (1882-1936)

Chi eri veramente Lorenzo? Cosa c’è dietro lo sguardo vitreo dei tuoi personaggi, che come fantasmi ci appaiono nei tuoi quadri?
La loro esistenza è intrisa di uno stato di angoscia e disperazione che si manifesta come un turbamento profondo, un presagio nefasto che si nasconde al dl sotto della superficie . Ci sarà mai per loro una speranza di redenzione? E per te c’è stata? L’hai raggiunta, prima che che anche tu fossi catturato in quella tela nella quale appari così malinconico e afflitto?

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IL PRESAGIO
Lorenzo Viani (1882-1936)

Chi eri veramente Lorenzo? Cosa c’è dietro lo sguardo vitreo dei tuoi personaggi, che come fantasmi ci appaiono nei tuoi quadri?
La loro esistenza è intrisa di uno stato di angoscia e disperazione che si manifesta come un turbamento profondo, un presagio nefasto che si nasconde al dl sotto della superficie . Ci sarà mai per loro una speranza di redenzione? E per te c’è stata? L’hai raggiunta, prima che che anche tu fossi catturato in quella tela nella quale appari così malinconico e afflitto?

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IL PRESAGIO
Lorenzo Viani (1882-1936)

Chi eri veramente Lorenzo? Cosa c’è dietro lo sguardo vitreo dei tuoi personaggi, che come fantasmi ci appaiono nei tuoi quadri?
La loro esistenza è intrisa di uno stato di angoscia e disperazione che si manifesta come un turbamento profondo, un presagio nefasto che si nasconde al dl sotto della superficie . Ci sarà mai per loro una speranza di redenzione? E per te c’è stata? L’hai raggiunta, prima che che anche tu fossi catturato in quella tela nella quale appari così malinconico e afflitto?

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IL PRESAGIO

Lorenzo Viani (1882-1936)

Chi eri veramente Lorenzo? Cosa c’è dietro lo sguardo vitreo dei tuoi personaggi, che come fantasmi ci appaiono nei tuoi quadri?

La loro esistenza è intrisa di uno stato di angoscia e disperazione che si manifesta come un turbamento profondo, un presagio nefasto che si nasconde al dl sotto della superficie . Ci sarà mai per loro una speranza di redenzione? E per te c’è stata? L’hai raggiunta, prima che che anche tu fossi catturato in quella tela nella quale appari così malinconico e afflitto?

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ISTANTI SOSPESI
Adrien Broom
Negli scatti di Adrien Broom i soggetti sono colti in uno stato di sospensione e di assenza di gravità. Nel loro fluttuare sono isolati in una dimensione onirica. Queste figure, che nelle espressioni estatiche e nei voluttuosi drappeggi richiamano l’arte barocca, tendono verso una dimensione spirituale ma nello stesso modo dipendono strettamente dallo spazio scuro rispetto al quale riescono a distaccarsi. Si rivelano come attimi sospesi che emergono dall’oscurità liquida che li ha generati e che li minaccia costantemente. Vivono nel contino contrasto tra la pesantezza dei loro panneggi e l’aspirazione per qualcosa di più alto.
L ISTANTI SOSPESI
Adrien Broom
Negli scatti di Adrien Broom i soggetti sono colti in uno stato di sospensione e di assenza di gravità. Nel loro fluttuare sono isolati in una dimensione onirica. Queste figure, che nelle espressioni estatiche e nei voluttuosi drappeggi richiamano l’arte barocca, tendono verso una dimensione spirituale ma nello stesso modo dipendono strettamente dallo spazio scuro rispetto al quale riescono a distaccarsi. Si rivelano come attimi sospesi che emergono dall’oscurità liquida che li ha generati e che li minaccia costantemente. Vivono nel contino contrasto tra la pesantezza dei loro panneggi e l’aspirazione per qualcosa di più alto.
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Adrien Broom
Negli scatti di Adrien Broom i soggetti sono colti in uno stato di sospensione e di assenza di gravità. Nel loro fluttuare sono isolati in una dimensione onirica. Queste figure, che nelle espressioni estatiche e nei voluttuosi drappeggi richiamano l’arte barocca, tendono verso una dimensione spirituale ma nello stesso modo dipendono strettamente dallo spazio scuro rispetto al quale riescono a distaccarsi. Si rivelano come attimi sospesi che emergono dall’oscurità liquida che li ha generati e che li minaccia costantemente. Vivono nel contino contrasto tra la pesantezza dei loro panneggi e l’aspirazione per qualcosa di più alto.
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ISTANTI SOSPESI

Adrien Broom

Negli scatti di Adrien Broom i soggetti sono colti in uno stato di sospensione e di assenza di gravità. Nel loro fluttuare sono isolati in una dimensione onirica. Queste figure, che nelle espressioni estatiche e nei voluttuosi drappeggi richiamano l’arte barocca, tendono verso una dimensione spirituale ma nello stesso modo dipendono strettamente dallo spazio scuro rispetto al quale riescono a distaccarsi. Si rivelano come attimi sospesi che emergono dall’oscurità liquida che li ha generati e che li minaccia costantemente. Vivono nel contino contrasto tra la pesantezza dei loro panneggi e l’aspirazione per qualcosa di più alto.

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Rheo: 5 horizons

Ryoichi Kurokawa

Nel’opera Rheo di R. Kurokawa la linea dell’orizzonte diventa la generatrice di paesaggi astratti che si compongo sommandosi e sovrapponendosi per poi perdersi di nuovo in deflagrazioni. L’artista giapponese con la sua arte riesce a scomporre strutture per poi riassemblarle in linguaggi più complessi e vertiginosi. La natura, le sue vedute in prospettiva e in velocità, i flussi di suoni e immagini sono gli elementi che confluiscono nella composizione riuscendo a creare un universo decostruito in continuo mutamento.

La percezione è amplificata dalla presenza dei multi-video, tramite i quali si entra in risonanza con quell’immaginario che si configura davanti ai nostri occhi come una stratificazione di differenti layer ogni volta sfuggenti, ogni volta diversi.

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http://www.ryoichikurokawa.com/

 

 
NIMBUS / Apparizione improvvisa
Berndnaut Smilde 
Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669  
NIMBUS / Apparizione improvvisa
Berndnaut Smilde 
Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669  
NIMBUS / Apparizione improvvisa
Berndnaut Smilde 
Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669  
NIMBUS / Apparizione improvvisa
Berndnaut Smilde 
Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669  
NIMBUS / Apparizione improvvisa
Berndnaut Smilde 
Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669

 

NIMBUS / Apparizione improvvisa

Berndnaut Smilde 

Entrare in una stanza e trovarsi di fronte ad una nuvola che fluttua a mezz’aria immobile, restando a contemplare questo oggetto celeste avulso dal suo solito contesto. Questa è Nimbus, la celebre installazione che ha reso famoso Berndnaut Smilde con la quale l’artista olandese è riuscito trasporre un fenomeno naturale in uno spazio delimitato. Si tratta di u’opera effimera che in in pochi minuti evapora lasciando il visitatore in uno stato di stupore e straniamento, riportandolo in quella stanza vuota che sottolinea maggiormente l’assenza del fenomeno che si è appena concluso.

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http://vimeo.com/67729669

LIKE WAVES / Padiglione della Spagna, Expo Shanghai 2010
EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
L LIKE WAVES / Padiglione della Spagna, Expo Shanghai 2010
EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
L LIKE WAVES / Padiglione della Spagna, Expo Shanghai 2010
EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
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EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
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EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
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Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
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EMDT- Miralles Tagliabue
Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.
Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.
La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.
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EMDT- Miralles Tagliabue

Come in un turbine d’aria le forme si animano prendendo vita da un moto che ricorda quello del mare. Il rivestimento in pannelli di vimini conferisce dinamismo all’edificio creando una membrana in grado di filtrare la luce, il respiro.

Il vimini è l’elemento che insieme alla struttura d’acciaio costituisce il sistema costruttivo dell’edificio; risultato di una tecnica lavorativa comune sia alla Spagna che alla Cina, grazie ai suoi intrecci rende possibile quella vibrazione che pervade il padiglione come in un movimento di danza congelato.

La fluidità caratterizza tutti gli ambienti, che si susseguono con continuità invitando i fruitori a percorrerli come in un percorso i cui confini si fanno labili e cambiano continuamente.

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Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia (2005)
Rudy Ricciotti
5+1AA
Là dove la città incontra il mare si crea sempre un confine magico, una terra di passaggio carica di sospensione proiettata verso l’orizzonte ma al contempo ancorata al tessuto urbano; uno stato in cui la nostalgia che ci portiamo alle spalle si confronta con l’orizzonte, gli orizzonti, che si stagliano di fronte al nostro sguardo.

Il progetto per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia del 2005, firmato da Rudy Ricciotti e 5+1AA,  si colloca in questo lembo di terra dove città e territorio si mischiano, riuscendo a proporre una valida soluzione progettuale in un’area d’intervento così delicata.  Il volume della Sala Grande è l’unico che emerge dalla quota della città; caratterizzandosi per la sua forte materialità, guarda al Giardino del Cinema attraverso la vetrata ispirata ad un’ala di libellula. Gli altri ambienti, come il mercato del cinema e le sale piccole, sono disposte in un sistema orizzontale ipogeo dalla forte suggestione spaziale.

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http://www.rudyricciotti.com/

http://www.5piu1aa.com/

Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia (2005)
Rudy Ricciotti
5+1AA
Là dove la città incontra il mare si crea sempre un confine magico, una terra di passaggio carica di sospensione proiettata verso l’orizzonte ma al contempo ancorata al tessuto urbano; uno stato in cui la nostalgia che ci portiamo alle spalle si confronta con l’orizzonte, gli orizzonti, che si stagliano di fronte al nostro sguardo.

Il progetto per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia del 2005, firmato da Rudy Ricciotti e 5+1AA,  si colloca in questo lembo di terra dove città e territorio si mischiano, riuscendo a proporre una valida soluzione progettuale in un’area d’intervento così delicata.  Il volume della Sala Grande è l’unico che emerge dalla quota della città; caratterizzandosi per la sua forte materialità, guarda al Giardino del Cinema attraverso la vetrata ispirata ad un’ala di libellula. Gli altri ambienti, come il mercato del cinema e le sale piccole, sono disposte in un sistema orizzontale ipogeo dalla forte suggestione spaziale.

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Rudy Ricciotti
5+1AA
Là dove la città incontra il mare si crea sempre un confine magico, una terra di passaggio carica di sospensione proiettata verso l’orizzonte ma al contempo ancorata al tessuto urbano; uno stato in cui la nostalgia che ci portiamo alle spalle si confronta con l’orizzonte, gli orizzonti, che si stagliano di fronte al nostro sguardo.

Il progetto per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia del 2005, firmato da Rudy Ricciotti e 5+1AA,  si colloca in questo lembo di terra dove città e territorio si mischiano, riuscendo a proporre una valida soluzione progettuale in un’area d’intervento così delicata.  Il volume della Sala Grande è l’unico che emerge dalla quota della città; caratterizzandosi per la sua forte materialità, guarda al Giardino del Cinema attraverso la vetrata ispirata ad un’ala di libellula. Gli altri ambienti, come il mercato del cinema e le sale piccole, sono disposte in un sistema orizzontale ipogeo dalla forte suggestione spaziale.

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Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia (2005)
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5+1AA
Là dove la città incontra il mare si crea sempre un confine magico, una terra di passaggio carica di sospensione proiettata verso l’orizzonte ma al contempo ancorata al tessuto urbano; uno stato in cui la nostalgia che ci portiamo alle spalle si confronta con l’orizzonte, gli orizzonti, che si stagliano di fronte al nostro sguardo.

Il progetto per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia del 2005, firmato da Rudy Ricciotti e 5+1AA,  si colloca in questo lembo di terra dove città e territorio si mischiano, riuscendo a proporre una valida soluzione progettuale in un’area d’intervento così delicata.  Il volume della Sala Grande è l’unico che emerge dalla quota della città; caratterizzandosi per la sua forte materialità, guarda al Giardino del Cinema attraverso la vetrata ispirata ad un’ala di libellula. Gli altri ambienti, come il mercato del cinema e le sale piccole, sono disposte in un sistema orizzontale ipogeo dalla forte suggestione spaziale.

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Rudy Ricciotti

5+1AA

Là dove la città incontra il mare si crea sempre un confine magico, una terra di passaggio carica di sospensione proiettata verso l’orizzonte ma al contempo ancorata al tessuto urbano; uno stato in cui la nostalgia che ci portiamo alle spalle si confronta con l’orizzonte, gli orizzonti, che si stagliano di fronte al nostro sguardo.

Il progetto per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia del 2005, firmato da Rudy Ricciotti e 5+1AA,  si colloca in questo lembo di terra dove città e territorio si mischiano, riuscendo a proporre una valida soluzione progettuale in un’area d’intervento così delicata.  Il volume della Sala Grande è l’unico che emerge dalla quota della città; caratterizzandosi per la sua forte materialità, guarda al Giardino del Cinema attraverso la vetrata ispirata ad un’ala di libellula. Gli altri ambienti, come il mercato del cinema e le sale piccole, sono disposte in un sistema orizzontale ipogeo dalla forte suggestione spaziale.

 

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